Istituto di formazione politica "Pedro Arrupe"
centro studi sociali
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La mediazione comunitaria: un’esperienza possibile

2016 - in corso

Il percorso formativo è stato promosso dall’Ufficio di mediazione penale del Comune di Palermo, in collaborazione con l’Opera Don Calabria, il Centro Diaconale La Noce – Istituto Valdese e l’Istituto Arrupe attraverso la realizzazione di una serie di workshop di sensibilizzazione sui temi-chiave ed i valori della mediazione comunitaria.

Il modello pedagogico proposto, esperienza-riflessione-azione, si basa su una metodologia partecipativa, con un approccio dal dentro e dal basso dei territori, valorizzando i contributi di esperienze, idee e azioni di ricercatori e operatori pubblici e privati, cittadini e di chi soprattutto vive e lavora in prossimità delle diverse frontiere del disagio sociale.La mediazione comunitaria, svolta nei quartieri e rivolta direttamente ai cittadini, permette a questi ultimi una partecipazione collaborativa e responsabile, trasformando i conflitti da relazioni distruttive in relazioni costruttive.

Alla fine del percorso formativo gli Enti promotori, dopo un’attenta rilettura dell’esperienza e dopo essersi messi in ascolto dei bisogni e desideri del territorio, hanno proposto la sperimentazione di una pratica di mediazione comunitaria all’interno del quartiere palermitano di Danisinni in collaborazione con la Parrocchia di Santa Agnese e le realtà associative del territorio. Danisinni è un borgo rurale ai margini del Centro Storico di Palermo, una comunità con forti legami familiari e ferite sociali  che, nel suo rapporto con la città, si trova all’interno di una forbice tra invisibilità da un lato e ghettizzazione dall’altro; si tratta di una comunità che ha maturato un forte desiderio di esprimere le proprie potenzialità e di aver riconosciute le sue risorse umane e sociali.

L’approccio utilizzato di mediazione comunitaria vuole essere lento e si vuole muovere a piccoli passi, rimodulando l’intervento in base all’esperienza al fine di favorire i processi del “sentire” di una comunità che, spesso, non trova spazi di espressione e riconoscimento delle singole soggettività e delle storie collettive.

La sperimentazione prevede anche la possibilità di proporre in itinere la formazione di mediatori territoriali di comunità, attraverso l’accompagnamento e la supervisione di mediatori professionisti messi a disposizione dalla rete di partenariato, l’Ufficio di Mediazione Penale del Comune di Palermo (Ente promotore), il Centro Diaconale “La Noce” – Istituto Valdese e l’Istituto Don Calabria.

In tale percorso, l’Istituto Arrupe ha il compito, attraverso l’osservazione partecipante, di offrire una rilettura sociologica del percorso, un diario di bordo della pratica comunitaria proposta e la possibilità di valutare sul campo, insieme a tutti gli attori coinvolti, modelli di azione sociale alternativi che liberino le comunità dal circolo vizioso degli interventi e dei progetti sociali “da fuori” e “dall’alto” che diventano spesso ulteriori fattori di riproduzione della marginalità.

I mediatori territoriali di comunità, così formati, daranno sostenibilità e continuità nel tempo alla pratica di mediazione comunitaria, svolgendo un ruolo attivo nella gestione dei conflitti comunitari, nella co-gestione del territorio e nella condivisione degli aspetti problematici della convivenza sociale, rafforzando i legami di fiducia e le relazioni comunitarie.

“La mediazione tra pari (uguali), applicata efficacemente nelle scuole, in carcere, in ambito sanitario e nelle comunità in generale, ha come risultato finale il vantaggio della prossimità, del rispetto e del riconoscimento dei soggetti coinvolti, affinché questi possano esercitare un’autocomposizione responsabile, cooperativa e solidale dei loro conflitti attraverso la partecipazione attiva e l’autogestione” – Juan Carlos Vezzulla (cfr. “La mediazione comunitaria. Discussione e riflessioni”, in Tracce di Mediazione, a cura di Danilo de Luise e Mara Morelli, Polimetrica, Monza – Milano, 2010).

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